Mostra di disegni e xilografie di M. C. Escher
Nei locali del Gruppo incisori romani in via degli Astalli, 3 (palazzetto Venezia) si è aperta la mostra di disegni e xilografie dell’artista olandese M. C. Escher. È un insieme abbastanza omogeneo di opere di quella maniera fantasiosa e arbitraria di cui son maestri gli illustratori nordici. Abilità di esecuzione, ricchezza di mezzi e, in fondo, riuscitissime realizzazioni. Ma son cose fuori del nostro gusto, che potrà sembrare banale, ma è tutto fatto per piaceri terreni: in altre parole quello che, per questi stranieri, significa raffinatezza ed idealismo, a noi sa quasi sempre di malato e di teorico. Ma non si deve per questo escludere da tal modo di esprimersi una possibilità artistica. Infatti nelle opere del giovane olandese spesso si avvertono piacevolezze e gustosità di trovate e di taglio; altre volte un decorativismo festoso e luminoso; infine sempre un giusto equilibrio di rapporti del bianco e nero, sovrana ragione di quest’arte tutta scritta e incisa. I soggetti trattati dall’artista sono in genere paesaggi italiani, visioni di Siena, di Assisi, di Roma e d’Amalfi. Una strana Italia vista con nostalgia coloniale e orientale. Così come a me parve strano un giorno ad Amsterdam un carro carico di enormi e giallissime banane che venivano chissà da quali lontane Indie e mettevano una improvvisa nota fosforescente nel grasso grigio della nebbiosa città. E pare impossibile: un particolare di così poca importanza mi mascherò tutti gli olandesi con abiti di seta e di velluto ornati di pizzi e gale, e sulla testa i grandi cappelli piumati, in bocca la lunga bianca pipa, ai piedi stivali dai risonanti speroni, al fianco appesa a grandi nastri la durlindana; e le navi misero lanternoni e Madonne a prua, finestroni e remi ai fianchi, castelli dorati sul ponte e tante grandissime vele sugli alberi per andare nel paese delle banane e, strada facendo, essere assaliti dai pirati di tutti i colori. Quest’arrembaggio me lo sognai di notte in un albergo tutto di maiolica lustra. Ciascuno sogna come può.
Source : Tribuna, Correira d’Italia; May 1926, C.E. Oppo